Home Tutti gli eventi - Gianfranco de Bosio | Centenario Mostra: La conquista della libertà con maschere, sculture, bozzetti, foto di scena, locandine, video e testimonianze dedicate a Gianfranco de Bosio e all’arte dei Sartori

Mostra: La conquista della libertà con maschere, sculture, bozzetti, foto di scena, locandine, video e testimonianze dedicate a Gianfranco de Bosio e all’arte dei Sartori

Domenica 13 aprile, 2025, alle ore 16 presso il Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori, si inaugura la mostra La conquista della libertà con maschere, sculture, bozzetti, foto di scena, locandine, video e testimonianze dedicate a Gianfranco de Bosio e all’arte dei Sartori a cura di Paola Piizzi, Sarah Sartori, Maria Rita Simone e Walter Valeri, in collaborazione con l’Archivio dell’Università di Padova, l’Istituto Teatro e
Melodramma della Fondazione Cini, il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del centenario di Gianfranco de Bosio (www.gianfrancodebosio100.it ), Raiplay e l’ Archivio RAI (https://www.youtube.com/watch?v=uu-jLY8Jl0s https://www.raiplay.it/programmi/jacqueslecoq-viaggioinitalia regia di Felice
Cappa) con il patrocinio del Comune di Abano Terme, Provincia di Padova e Regione Veneto.


Per l’occasione la Polifonica Vitaliano Lenguazza, storica orchestra goliardica dell’Università di Padova, sarà presente in costume con un intervento musicale eseguito nel cortile del Museo.

Gianfranco de Bosio, una delle figure più importanti e rappresentative della rinascita della cultura e teatro italiano del dopo guerra partecipò alla Resistenza aderendo al Gap guidato da Otello Pighin, medaglia d’oro al valor militare con un gruppo di professori antifascisti padovani fra cui Diego Valeri, Manara Valgimigli, Concetto Marchesi, Ludovico Zorzi, Amleto Sartori, Mischa Scandella e molti altri, realizzando il Teatro Universitario Ruzante per spettacoli teatrali impensabili durante il ventennio. “Subito dopo la liberazione
c’era un’atmosfera oggi quasi inconcepibile, piena di entusiasmo e di iniziative”, racconta de Bosio, “Non c’era solo il teatro: avevamo tre giornali universitari e persino una radio indipendente, realizzata con
un’apparecchiatura catturata ai tedeschi”. Per inaugurare il Teatro Universitario scelsero l’ Orestea di Eschilo, nella versione di Manara Valgimigli, identificando nelle Coefore la fine della tirrannia, l’origine dell’idea
di libertà e cammino irreversibile verso la democrazia. “La scelta di Eschilo non avvenne per caso. Nell’Orestea riconoscevo l’intera storia dell’umanità.” Il debutto delle Coefore avvenne in un’officina operaia nella periferia padovana, con la scenografia essenziale di Mischa Scandella e, negli anni successivi, delle splendide scenografie e costumi di Emanuele Luzzati.

De Bosio ha diretto in Italia le prime regie di Bertolt Brecht, con il contributo di Eric Bentley. Ha messo in scena decine di autori al Teatro Stabile di Torino https://archivio.teatrostabiletorino.it/entita/2706-de-bosio-
gianfranco e successivamente al Piccolo Teatro di Milano diretto da Giorgio Strehler e Paolo Grassi https://archivio.piccoloteatro.org/eurolab/index.php?tipo=3&IDanagrafica=131 da Shakespeare a Machiavelli, da Calderón a Molière, da Carlo Goldoni a Anton Cechov, da Luigi Pirandello a Jean-Paul Sartre e Dario Fo, realizzando quarantasei spettacoli oltre a interventi straordinari nel cinema, nella televisione e nell’opera lirica. È tuttavia la riscoperta del genio teatrale patavino Angelo Beolco detto Ruzante che qualifica immediatamente il suo percorso, condiviso con Ludovico Zorzi e Ameto Sartori. Non a caso Ludovico Zorzi scrisse “Il nucleo vitale della produzione drammatica di Ruzante appare ai nostri occhi come un autentico teatro di dopoguerra”. La diffusione dell’opera ruzantiana, associata all’uso delle maschere della Commedia dell’Arte è l’altra cifra che caratterizza gli esordi di d e Bosio, complice il lavoro di Amleto Sartori che, proprio in quegli anni, aveva intrapreso studi approfonditi sulle maschere in cuoio della Commedia dell’Arte, la Maschera Neutra per Jaques Lecoq e le maschere della Tragedia Greca per Jean Louis Barrault. Sono dell’amico e sodale Amleto Sartori le maschere create per le prime regie goldoniane di de Bosio, tra cui i
Pettegolezzi delle donne, La cameriera brillante e La famiglia dell’antiquario. “Non sono maschere mute e vuote, non sono relitti di civiltà scomparse, ma maschere eloquenti secondo la ragione e non secondo il rito, perché sviluppano un loro discorso che è al tempo stesso creativo e critico” come puntualizza perfettamente Giovanni Calendoli parlando di Amleto Sartori. Con le sue maschere di cuoio e metodologia creativa Amleto Sartori cercava la complicità e nuove libertà per l’attore, una sintesi artistica tra la psicologia del personaggio, la maschera e la sua interpretazione. Una metodologia originale e complessa trasmessa successivamente al figlio Donato e oggi a Paola Piizzi e Sarah Sartori.

La conquista della libertà rimarrà aperta al pubblico gratuitamente sino al 30 settembre 2025.
La mostra fa parte delle attività realizzate in occasione dei 20 anni del Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori

UFFICIO STAMPA
Abano Terme, 8 aprile, 2025

Data

13 Apr 2025 - 31 Dic 2025
Terminato

Ora

16:00

Luogo

Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori
Via Savioli, 2, 35031 Abano Terme PD

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